“Voci nel vento” di Maria G. di Rienzo (via Centodonnecentobici)
E’ davvero molto bello, e molto incoraggiante, motivante, vedere come le donne si battono, civilmente e con tanta passione e piena consapevolezza, in ogni paese della nostra regione mediterranea e limitrofi, per la libertà, la democrazia, l’eguaglianza, l’affermazione dei diritti umani, per tutti.
Tunisia, Mediterraneo, si scoprono e cadono dittature.
Tunisia, di fronte a casa nostra, sull’altra sponda del Mediterraneo. Mare fra le terre, appunto, attorno al quale viviamo noi e tanti altri popoli, fra i quali i tunisini. In questo inizio 2011 quel popolo si ribella ai suoi governanti, essendo stato colpito dalla crisi economica che travaglia il mondo intero in modo talmente grave da non riuscire più nemmeno a sfamarsi, da ultimo con la crescita vertiginosa dei prezzi dei beni alimentari.
La gente tunisina è scesa nelle piazze, lo ha fatto, capiamo meglio di ora in ora, perchè non sopporta più non solo la crisi, ma soprattutto l’ingiustizia del fatto che i suoi governanti si sono accaparrati ormai tutto il potere e, insieme ad esso, anche enormi fette delle ricchezze del loro paese. Veniamo a sapere che la famiglia del Presidente, attraverso i numerosi membri del suo clan, ha acquisito la proprietà di grandi ricchezze, imprese, banche, attività economiche in ogni campo.
Le rivolte sono state tanto vaste e violente che il Presidente ha dovuto fuggire, si, fuggire per scampare alle ire del suo popolo che ha tanto ingordamente derubato.
Dunque, si è destabilizzata la condizione di un intero, importante paese del nostro Mediterraneo e ci dobbiamo interrogare, conseguentemente, sui significati dell’accaduto e, soprattutto, sulle sue conseguenze, sull’evoluzione delle cose che potrà provocare nella regione mediterranea nella quale tutti noi viviamo e nella quale, per questa ragione, si sta faticosamente lavorando per avvicinare i popoli e creare le condizioni per costruire un futuro di convivenza e sviluppo civile condiviso.
Il governo del Presidente tunisino cacciato era un interlocutore dell’Unione europea e sembra che fosse accettato da questa soprattutto per il fatto che assicurasse una adeguata contrapposizione all’estremismo islamico che, ovviamente, tutti ci preoccupa. Ecco, un primo interrogativo: lasciamo da parte la questione esiziale della democrazia per il solo fatto che un regime ci assicura la necessaria avversità nei confronti degli estremismi?
La questione non è solo istituzionale, di certo. In un paese in cui non è garantita l’agibilità del confronto e del ricambio democratico si corrono due, paralleli e correlati quanto terribili rischi: che il regime si trasformi in una dittatura, con tutti i conseguenti guai, ad iniziare dalla corruzione e dal dominio anche economico sul suo popolo, come scopriamo sia avvenuto in Tunisia; che quando, per qualsiasi causa, il paese deve affrontare una crisi non vi siano ricambi democratici sufficiente e, conseguentemente, si possano aprire le porte proprio a quegli estremismi che dobbiamo combattere.
Violenze e saccheggi, tre morti Accoltellato e ucciso nipote Ben Ali – Repubblica.it.
Europa in cerca di futuro
La crisi e le trasformazioni storiche che stanno mutando il mondo impegnano la nostra Europa nella ricerca del proprio futuro, che noi tutti cittadini naturalmente coinvolgerà. Di questo, in sintesi, si sta discutendo, e su questo si sta decidendo, in questi giorni, nella capitale europea, dove è al lavoro il Consiglio europeo, organo dei capi di Stato e di governo dei 27.
Di fronte alla turbolenza dei mercati finanziari, che ha già pesantemente colpito, con l’avidità degli speculatori, paesi con i conti pubblici fuori da condizioni di affidabilità verso i sottoscrittori del debito pubblico, l’Europa deve reagire stabilendo nuove regole per assicurare in maggior misura quell’affidabilità, e cercando così maggiori garanzie per la moneta, e l’economia, del continente contro fallimenti, depressione, impoverimento.
Il Consiglio europeo sembra aver raggiunto posizioni condivise fra i 27 membri sulle nuove regole da adottare per il controllo dei bilanci pubblici. In sintesi, si concorda sull’obiettivo di impedire ai singoli governi di creare e mantenere nel tempo deficit di bilancio e ammontari di debito tali da condurre alla perdita di fiducia da parte dei mercati ed a mettere in pericolo i servizi pubblici essenziali ad uno stato sociale all’altezza dei compiti di una società avanzata. Maggiori controlli preventivi sulle scelte dei governi, sanzioni più pesanti in caso di trasgressioni delle regole stabilite e la creazione di un fondo permanente di sostegno ai paesi in caso di difficoltà sono gli strumenti principali ideati per la nuova stagione di politica finanziaria dell’Unione.
C’è chi ha chiesto di andare oltre tale livello di maggior rigore, con la proposta di stabilire la perdita del diritto di voto in Consiglio da parte dei paesi trasgressori delle adottande regole. Francia e Germania, propugnatori di tale misura, non hanno però trovato gli assensi necessari fra gli altri governanti.
Assieme a queste misure, di grande importanza sono le proposte che si stanno discutendo circa l’accrescimento del ruolo dell’Unione e delle sue finanze, tramite l’aumento del contributo annuale a carico dei singoli paesi membri. E’ di grande significato che sull’obiettivo vi sia condivisione, restando da decidere soltanto la misura dell’aumento dei versamenti annuali nazionali, tra un 2,9% oltre il quale dichiarano di non voler andare una dozzina di paesi ed un ben più sostanzioso 5,9% richiesto da un voto del Parlamento europeo.
L’Europa, comunque, prende coscienza della necessità di accrescere l’azione collettiva, verso un maggior ruolo dell’Unione rispetto alle difficoltà crescenti dell’operare per singoli stati nazionali, non più in grado di governare singolarmente un sistema economico, e non solo economico, sempre più interdipendente ed integrato sul piano mondiale.
Anche per questo, a seguito delle nuove regole in adozione per le politiche finanziarie ed economiche, il Consiglio europeo ha affidato al Presidente Van Rompuy, il compito di esaminare le conseguenze politiche ed istituzionali da esse derivanti e la necessità di apportare modifiche, per farvi fronte, al Trattato di Lisbona che regge l’Unione. Al prossimo Consiglio, in programma a dicembre, si discuterà il rapporto che Van Rompuy dovrà presentare.
Adriatico, futuro in costruzione

Splendida vista dal Vidova Gora (Monte S. Vito, 780 m.), sull'isola di Brac, in Croazia, con al piede la rinomata penisola detta "corno d'oro", Slatni Rat in croato, nella città di Bol. Da questa cima, nei giorni più limpidi, si può vedere la costa italiana, il Monte Conero, nell'anconetano. (foto © Giuliano Bertozzini, agosto 2007)
Bello è poter dire che stiamo costruendo il futuro! In tempi di preoccupante crisi economica come questa che viviamo oggi, verso la fine del primo decennio del ventunesimo secolo, quando l’incertezza domina la scena del mondo, fino ad infondere paure fra tanti che rischiano di non ritrovare la strada per andare avanti, nel nostro mare Adriatico una condizione nuova, di apertura fra le sue diverse sponde, offre la possibilità di costruire un futuro di incontro, conoscenza, amicizia e collaborazione fra popoli, paesi, culture prima tenuti lontani.
E’ merito del superamento della divisione, che ha dominato il secolo scorso, fra mondo occidentale, ad economia capitalistica ed istituzioni democratiche e mondo del blocco sovietico, ad economia pianificata e regime a partito unico. In Adriatico non è caduto un muro di mattoni e cemento armato, come a Berlino, perchè, naturalmente, non c’era. Ma lo stesso una frontiera divideva e teneva separati paesi e popoli. Ora non più, che bello!
E merito, anche, dell’Europa, che da ormai oltre mezzo secolo costruisce l’unità del nostro continente ed ora, dopo aver già accolto nell’Unione europea Slovenia, Ungheria, Romania e Bulgaria ha avviato il percorso di ingresso anche per gli altri paesi della penisola balcanica, che con la penisola italiana racchiude il nostro Adriatico.
E’ una grande, appassionante novità della storia umana, che prende la mente e il cuore, se solo ci si pensa un po’. Adriatico, futuro in costruzione.
