Europa in cerca di futuro

29 ottobre 2010 at 08:53 Lascia un commento

La crisi e le trasformazioni storiche che stanno mutando il mondo impegnano la nostra Europa nella ricerca del proprio futuro, che noi tutti cittadini naturalmente coinvolgerà. Di questo, in sintesi, si sta discutendo, e su questo si sta decidendo, in questi giorni, nella capitale europea, dove è al lavoro il Consiglio europeo, organo dei capi di Stato e di governo dei 27.

Di fronte alla turbolenza dei mercati finanziari, che ha già pesantemente colpito, con l’avidità degli speculatori,  paesi con i conti pubblici fuori da condizioni di affidabilità verso i sottoscrittori del debito pubblico, l’Europa deve reagire stabilendo nuove regole per assicurare in maggior misura quell’affidabilità, e cercando così maggiori garanzie per la moneta, e l’economia, del continente contro fallimenti, depressione, impoverimento.

Il  Consiglio europeo sembra aver raggiunto posizioni condivise fra i 27 membri sulle nuove regole da adottare per il controllo dei bilanci pubblici. In sintesi, si concorda sull’obiettivo di impedire ai singoli governi di creare e mantenere nel tempo deficit di bilancio e ammontari di debito tali da condurre alla perdita di fiducia da parte dei mercati ed a mettere in pericolo i servizi pubblici essenziali ad uno stato sociale all’altezza dei compiti di una società avanzata. Maggiori controlli preventivi sulle scelte dei governi, sanzioni più pesanti in caso di trasgressioni delle regole stabilite e la creazione di un fondo permanente di sostegno ai paesi in  caso di difficoltà sono gli strumenti principali ideati per la nuova stagione di politica finanziaria dell’Unione.

C’è chi ha chiesto di andare oltre tale livello di maggior rigore, con la proposta di stabilire la perdita del diritto di voto in Consiglio da parte dei paesi trasgressori delle adottande regole. Francia e Germania, propugnatori di tale misura, non hanno però trovato gli assensi necessari fra gli altri governanti.

Assieme a queste misure, di grande importanza sono le proposte che si stanno discutendo circa l’accrescimento del ruolo dell’Unione e delle sue finanze, tramite l’aumento del contributo annuale a carico dei singoli paesi membri. E’ di grande significato che sull’obiettivo vi sia condivisione, restando da decidere soltanto la misura dell’aumento dei versamenti annuali nazionali, tra un 2,9% oltre il quale dichiarano di non voler andare una dozzina di paesi ed un ben più sostanzioso 5,9% richiesto da un voto del Parlamento europeo.

L’Europa, comunque, prende coscienza della necessità di accrescere l’azione collettiva, verso un maggior ruolo dell’Unione rispetto alle difficoltà crescenti dell’operare per singoli stati nazionali, non più in grado di governare singolarmente un sistema economico, e non solo economico, sempre più interdipendente ed integrato sul piano mondiale.

Anche per questo, a seguito delle nuove regole in adozione per le politiche finanziarie ed economiche, il Consiglio europeo ha affidato al Presidente Van Rompuy, il compito di esaminare le conseguenze politiche ed istituzionali da esse derivanti e la necessità di apportare modifiche, per farvi fronte, al Trattato di Lisbona che regge l’Unione. Al prossimo Consiglio, in programma a dicembre, si discuterà il rapporto che Van Rompuy dovrà presentare.

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Adriatico, futuro in costruzione Tunisia, Mediterraneo, si scoprono e cadono dittature.

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