Archivio per 16 gennaio 2011
Tunisia, Mediterraneo, si scoprono e cadono dittature.
Tunisia, di fronte a casa nostra, sull’altra sponda del Mediterraneo. Mare fra le terre, appunto, attorno al quale viviamo noi e tanti altri popoli, fra i quali i tunisini. In questo inizio 2011 quel popolo si ribella ai suoi governanti, essendo stato colpito dalla crisi economica che travaglia il mondo intero in modo talmente grave da non riuscire più nemmeno a sfamarsi, da ultimo con la crescita vertiginosa dei prezzi dei beni alimentari.
La gente tunisina è scesa nelle piazze, lo ha fatto, capiamo meglio di ora in ora, perchè non sopporta più non solo la crisi, ma soprattutto l’ingiustizia del fatto che i suoi governanti si sono accaparrati ormai tutto il potere e, insieme ad esso, anche enormi fette delle ricchezze del loro paese. Veniamo a sapere che la famiglia del Presidente, attraverso i numerosi membri del suo clan, ha acquisito la proprietà di grandi ricchezze, imprese, banche, attività economiche in ogni campo.
Le rivolte sono state tanto vaste e violente che il Presidente ha dovuto fuggire, si, fuggire per scampare alle ire del suo popolo che ha tanto ingordamente derubato.
Dunque, si è destabilizzata la condizione di un intero, importante paese del nostro Mediterraneo e ci dobbiamo interrogare, conseguentemente, sui significati dell’accaduto e, soprattutto, sulle sue conseguenze, sull’evoluzione delle cose che potrà provocare nella regione mediterranea nella quale tutti noi viviamo e nella quale, per questa ragione, si sta faticosamente lavorando per avvicinare i popoli e creare le condizioni per costruire un futuro di convivenza e sviluppo civile condiviso.
Il governo del Presidente tunisino cacciato era un interlocutore dell’Unione europea e sembra che fosse accettato da questa soprattutto per il fatto che assicurasse una adeguata contrapposizione all’estremismo islamico che, ovviamente, tutti ci preoccupa. Ecco, un primo interrogativo: lasciamo da parte la questione esiziale della democrazia per il solo fatto che un regime ci assicura la necessaria avversità nei confronti degli estremismi?
La questione non è solo istituzionale, di certo. In un paese in cui non è garantita l’agibilità del confronto e del ricambio democratico si corrono due, paralleli e correlati quanto terribili rischi: che il regime si trasformi in una dittatura, con tutti i conseguenti guai, ad iniziare dalla corruzione e dal dominio anche economico sul suo popolo, come scopriamo sia avvenuto in Tunisia; che quando, per qualsiasi causa, il paese deve affrontare una crisi non vi siano ricambi democratici sufficiente e, conseguentemente, si possano aprire le porte proprio a quegli estremismi che dobbiamo combattere.
Violenze e saccheggi, tre morti Accoltellato e ucciso nipote Ben Ali – Repubblica.it.