Anche la Serbia decide per l’Europa e presenta la domanda di candidatura
Una svolta storica, per la Serbia, per i Balcani, per l’Europa
Lo aveva promesso, il Presidente serbo Boris Tadic, e lo ha mantenuto: il 22 dicembre 2009 ha presentato la domanda del suo paese di divenire candidato all’ingresso nell’Unione europea. Lo ha fatto a Stoccolma, capitale della Svezia, paese che nel secondo semestre 2009 ha detenuto la Presidenza dell’UE.
Inizia ora una nuova fase del percorso europeo dell’importante paese balcanico, percorso che si può dire si sia avviato, nei suoi primi presupposti, con la caduta del regime di Slobodan Milosevic, costretto all’abbandono dalle grandi manifestazioni popolari di protesta seguite alla disastrosa conclusione della guerra di dissoluzione della Repubblica Federativa Socialista Jugoslava, da lui condotta con il più settario e feroce nazionalismo.
Il nuovo tratto di strada che la Serbia del nuovo millennio ha deciso di intraprendere, non senza travagliati passaggi negli anni che ci separano da quella guerra, è un percorso certo difficile, che rechiederà tempo e sacrifici, con la necessità di dover superare altri rischi di resistenza, o anche di tentativi di inversione delle scelte ora compiute.
Ma è una strada bella, si, che apre all’appartenenza alla grande famiglia del continente europeo che si va unificando nell’Unione e che su questa strada ha alle spalle già un lungo cammino di pace, diffusione di diritti e democrazia, sviluppo economico e civile.
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