Il Consiglio europeo fa avanzare la domanda della Serbia di esser candidata all’Unione

Importante passo avanti della Serbia verso l’Europa, finalmente. Il Consiglio europeo ha sbloccato il processo di esame della domanda che la Serbia ha presentato per divenire membro dell’Unione europea, superando il veto prima opposto dall’Olanda, motivato con un giudizio di insufficienza sulla collaborazione della Serbia alla cattura dei criminali di guerra ricercati dal Tribunale internazionale dell’Aja.

L’assenso ora accordato dal Consiglio autorizza il passaggio della domanda serba all’esame della Commissione europea, che ne approfondirà tutti gli aspetti, in relazione ai requisiti richiesti ad ogni paese che aspiri a far parte dell’Unione, per giungere così a definire il quadro delle trattative da aprire con il paese interessato per addivenire alla stipula degli accordi relativi al processo da compiere per l’adeguamento del paese a tali requisiti. Solo a quel punto l’aspirante acquisisce lo status di paese candidato.

Ancora molto preliminare, dunque, il passo compiuto oggi dalla Serbia verso l’Europa, ma un passo molto importante, a motivo delle specifiche difficoltà che il paese balcanico ha dovuto superare per giungere a tagliare il traguardo di questa prima tappa del suo lungo cammino. La Serbia è stata, sotto altri governi, dominati dal despota nazionalista Slobodan Milosevic, uno, il principale si può dire, dei protagonisti e responsabili della tragedia della guerra balcanica che ha insanguinato gli anni ’90 del secolo scorso, e che ha visto consumarsi crimini orrendi, contro l’umanità ed i diritti dei popoli e dei singoli. Dunque, riuscire a liberarsi, o almeno ad iniziare chiaramente a farlo, di tale negativo passato è stata una sfida enorme per la nazione serba, per le sue classi dirigenti, per i suoi partiti, e, con essi, per i suoi cittadini.

La scelta, coraggiosa, di far leva, ed allo stesso tempo di lanciare la sfida alle forze conservatrici, sull’opportunità di muoversi verso l’Unione europea ed il suo sistema democratico fondato sui diritti dell’uomo e dei popoli, è stata una decisione certo tremendamente impegnativa per i politici serbi che hanno avuto il coraggio e la lungimiranza di lanciarla, di sostenerla, di farle conquistare il consenso della maggioranza dei cittadini.

Grandi, lo sappiamo, sono state, come appunto c’era da aspettarsi, le resistenze opposte da forze retrive, legate ad un passato di divisioni e di sopraffazioni tragiche. Ed ogni mezzo è stato utilizzato per opporsi e cercare di far fallire quella scelta di radicale svolta verso un futuro di più matura convivenza fra popoli, nel contesto europeo ed internazionale. Da ultimo, perfino l’assalto che è stato portato nello stadio di Genova alla partita fra Italia e Serbia del 12 ottobre scorso, nell’ambito della fase di qualificazione al campionato europeo di calcio 2012, da parte delle tifoserie serbe, è stato da molti ritenuto un episodio teso ad impedire ogni rapporto della Serbia con l’Europa, nel tentativo di bloccare il processo di candidatura all’Unoine europea.

Ebbene, oggi possiamo dire che acquisisce un importante punto a suo favore la democrazia serba ora al governo del paese e, con essa, tutte le forze democratiche europee, che del processo di allargamento e di consolidamento dell’unità del continente europeo hanno fatto un obiettivo ed una leva dell’evoluzione moderna dei nostri paesi.

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